Del perché l'abolizione del celibato
ecclesiastico, intesa come mezzo per sradicare la piaga dei preti
pedofili, sarebbe assolutamente inutile anzi controproducente
(con una
citazione dal libro Lolita di Vladimir Nabokov)
Periodicamente si torna a parlare dei casi di abusi su bambini commessi
da disgraziati delinquenti in abito talare e periodicamente c'è sempre
qualcuno che tira fuori il nesso tra la pedofilia nel clero e il voto di
celibato. La disciplina di feroce castità a cui il Vaticano costringe
il prete, innaturalmente represso, sarebbe la molla criminogena che fa
scattare le pulsioni oscure sotto la cintola e spinge il pastore a
violentare l'agnello. Il rimedio universale, il refrain obnubilante
raccomandato da tutto il pensiero ecclesialmente corretto compresi molti
stessi sacerdoti ed episcopi accomodanti col mondo, sarebbe abolire il
celibato e inaugurare l'era dell'Acquario del libero amore in
libera chiesa. Così i preti saranno felici e i bambini saranno salvi.
L'idea descritta qui sopra è un esempio di *dogma*. Definiscesi *dogma*,
interposto tra gli asterischi onde distinguerlo dal termine dogma
canonicamente inteso, un concetto che viene ripetuto e ribadito dalle
asserite figure d'autorità così tante volte fino a che esso è
intellettualmente bevuto e digerito senza previa masticatura, senza
averlo seriamente meditato e ruminato, senza averne personalmente
controllata la veridicità e/o l'affidabilità delle fonti. Colui che cade
nella trappola del *dogma* si autocondanna a pensare un concetto
standardizzato e preconfezionato nonché sovente a fungere da cassa di
risonanza e contribuire alla sua diffusione praticamente epidemica. Ed è
importante specificare che il *dogma* non fa distinzioni riguardo a
religione politica ceto sociale livello d'istruzione cursus honorum
eccetera: le semplificazioni farsesche noi-pensiamo-voi-credete
piacciono tanto ai manichei che si nutrono di odi freddi, ma la realtà è
sempre più complessa di qualunque appagante schemino ideologico. Il
*dogma* attecchisce ovunque e insidia tutti, e può insinuarsi anche in
una mente per altri versi abituata a pensare correttamente. Nessuno è al
sicuro.
Per smontare il succitato *dogma* sui preti pedofili basta riflettere un
po', ma sul serio, sui preti e sui pedofili.
A proposito dei preti
- L'idea che il prete concupisca i bambini come conseguenza del suo
impedimento verso gli adulti è risibile, ma non perché si debba nutrire
fiducia incondizionata nella virtù del prete, bensì al contrario proprio
perché la storia universale dimostra che se si vuole si può. Per un
sacerdote avere rapporti sessuali non è impossibile, ed anzi è lecito
sospettare che non sia neanche troppo difficile. Le cose accadono:
parroci con la perpetua "particolare", o impegnati in relazioni con una
parrocchiana, magari anche risapute nella comunità ma su cui si chiudeva
un occhio, ce ne sono sempre stati. Basta una rapida ricerca su
internet per trovare una vasta pletora di fatti documentati, dal
drammatico al tragicomico (esemplare in tal senso il recente caso di
Sante Sguotti, quello che insisteva a voler fare il prete mentre teneva
famiglia, e che ha avuto il suo quarto d'ora di celebrità come icona
antivaticana usa-e-getta).
Ma per fortuna ci sono anche sacerdoti che fanno le cose secondo le
regole, e che dopo essersi innamorati, non volendo più fare i preti,
chiedono e ottengono la sospensione a divinis e la dispensa per
contrarre matrimonio (due esempi al riguardo, così lontani così vicini:
Gianni Gennari e Vito Mancuso).
Per non parlare poi degli apostati, ovvero quelli che traslocano più o
meno spontaneamente verso una qualche chiesa protestante dove si può sposare
una donna sposare un uomo cambiare sesso farequellochetipare perché
tanto gesù è ammore.
Per non parlare poi di quelli che semplicemente gettano la tonaca alle
ortiche, e chi s'è visto s'è visto.
Per non parlare poi dei preti che, senza neanche impegnarsi in relazioni
sentimentali più o meno stabili, si limitano a usufruire del
meretricio, fino a quando non sono beccati con le mani nel sacco (sic).
Insomma, chi ingenuamente pensa che i preti siano proprio costretti a non fare
sesso, forse un prete non l'ha conosciuto mai.
A proposito dei
pedofili - L'idea che il pedofilo concupisca i
bambini come conseguenza del suo impedimento verso gli adulti è
altrettanto infondata. Ed ecco arrivato il momento dell'annunciata
citazione dal libro Lolita, dal quinto capitolo per la
precisione (nella traduzione di Bruno Oddera). Ecco cosa scriveva
l'ineffabile Humbert Humbert nelle sue memorie:
Stando alle apparenze, io avevo
rapporti cosiddetti "normali" con un certo numero di donne terrestri i
cui seni erano zucche o pere; nell'intimo, mi consumava una fornace
infernale di lussuria localizzata per ogni ninfetta di passaggio che, da
codardo rispettoso della legge, non osavo mai avvicinare. Le femmine
umane che si lasciavano amare da me erano semplici palliativi. Le
sensazioni ch'io derivavo dalla fornicazione naturale, sono senz'altro
disposto a crederlo, erano press'a poco uguali a quelle dei maschi
normali accoppiati con le loro femmine normali, in quella ritmica
routine che fa tremare il mondo. Il guaio è che quei signori non avevano
intravisto (ed io sì, invece) beatitudini incomparabilmente più
intense. Il più scialbo dei miei sogni erotici era mille volte più
abbacinante di tutti gli adulteri che lo scrittore di genio più virile, o
l'impotente più ricco di talento, potrebbe immaginare. Il mio mondo era
spaccato in due. Conoscevo non già uno solo, ma due sessi, nessuno dei
quali mi apparteneva; entrambi verrebbero definiti femminili
dall'anatomista. Ma per me, veduti attraverso il prisma dei miei sensi,
erano diversi come nero e bianco.
Penso che questo brano si commenti da solo, né possiamo ascriverlo
semplicemente all'inventiva letteraria del geniale Nabokov. E d'altra
parte la cinematografia ci ha regalato una notevole congerie di
personaggi, dall'aguzzino di Sleepers al pappone di Taxi
Driver, forse meno memorabili di Humbert Humbert ma con la sua
stessa caratteristica: sono laici. Costoro potrebbero senza
impedimento sposarsi, rimorchiare nei bar, andare a puttane, eppure
concupiscono i bambini e li seducono e li stuprano. Come del resto fanno
nel mondo reale tutti i padri di famiglia che abusano dei figli e
quelli che si appostano davanti alle scuole e quelli che nelle scuole ci
lavorano e ne approfittano e insomma tutti i pervertiti spinti dalla
propria perversione verso i bambini e non altrove: perché per il
pedofilo è il sesso adulto ad essere un surrogato della pederastia,
non il contrario.
Dunque
- L'effetto combinato di queste banali osservazioni consente, bastava
solo pensarci!, di demolire il *dogma* [ celibato ecclesiastico _ abusi su minori ].
La verità è che un prete pedofilo non è un prete che è diventato
pedofilo, ma un pedofilo che è diventato prete.
È ovvio allora che la questione fondamentale non è la disciplina del
celibato, ma la selezione all'ingresso. Il problema è proprio questo: ci
sono parecchi personaggi che non sarebbero mai dovuti diventare preti,
eppure lo sono diventati, con grave danno non solo per la Chiesa ma
anche per la società intera (e il discorso non riguarda solo la
pedofilia ma anche altri aspetti, es. i preti che parlano più di
politica che di vangelo). Perché?
Azzardo una spiegazione parziale: il problema è in qualche modo
collegato all'epocale crisi che la Chiesa attraversa da 40-50 anni
circa. Parte dei preti e dei vescovi e degli intellettuali cattolici ha
disastrosamente frainteso il Concilio Vaticano II e ha pensato che fosse
giunto il momento di un cattolicesimo conciliato con il "mondo", senza
più attriti con il pensiero laico dominante (che allora era il
marxismo e oggi è l'individualismo relativista). Con catastrofica
ingenuità si pensava che questa "pace" avrebbe rafforzato la Chiesa,
quando invece non ha fatto altro che indebolirla: i cattolici tiepidi,
quelli conformi alla mentalità di massa, sotto sotto soffrono di un
inconfessato ma ineludibile complesso d'inferiorità culturale e
sono i più esposti al rischio di apostatare. Tra le altre cose, la
crisi culturale ha provocato anche un enorme calo delle vocazioni
sacerdotali, complice anche il fatto che grande è la confusione sotto il
cielo circa la natura e la funzione del sacerdote nel mondo. E a questo
punto, se i seminari si trovano con le vocazioni dimezzate o
addirittura decimate, è chiaro che - specie laddove la confusione
imperversa - può sorgere la tentazione di "essere meno rigorosi",
insomma, già son pochi quelli che vogliono diventare preti, se poi ci
mettiamo anche a rifiutarli...
Io spero che in nessun seminario si sia mai permesso che fosse ordinato
sacerdote qualcuno di cui si sapeva o si sospettava una pulsione verso i
bambini, ma non ci metterei la mano sul fuoco. Però ho il vago sentore
che si sia pensato di risolvere il problema rendendo "più facile" il
diventar preti, il che presumibilmente non ha aumentato granché il
numero dei preti degni di tal nome, i quali sarebbero diventati preti in
ogni caso, ma invece ha probabilmente aumentato il numero dei
preti-che-sarebbe-stato-meglio-se-non-fossero-diventati-preti, e ha reso
le cose più facili per i disgraziati che non sentivano alcuna reale
vocazione ma erano molto bravi a fingere ed erano desiderosi di
approfittare di quell'aura di autorità che automaticamente permea(va) la
figura del sacerdote: i pedofili, insomma (e anche altre categorie tipo
gli attivisti politici sotto mentite spoglie, e diciamo pure alcune
serpi in seno che combattono il pensiero cattolico "dall'interno").
Tutto questo non spiega da solo il fenomeno dei preti pedofili, e in
generale dei delinquenti ipocriti che entrano nel clero e magari
arrivano anche a cariche di non poco conto: questo fenomeno dura
ovviamente da ben prima dell'ultimo cinquantennio (Marciel Maciel, un'autorità
in materia, fu ordinato nel 1944 - peraltro dallo zio vescovo dopo che
era stato espulso da tre seminari, ecco i guai del nepotismo - e meno
male che i vescovi non fanno figli proprio perché c'è il celibato...), è
un fatto che discende dal peccato originale e dalla casta meretrix
e perciò proprio come il peccato può essere, finché durano il mondo e
la storia, ridotto ma non eliminato. A mio parere, però, ciò
contribuisce a spiegare perché proprio negli anni recenti il fenomeno è
statisticamente esploso: perché è esploso anche tutto il resto,
specialmente nel cervello di qualcuno.
Conclusione
- È chiaro allora che abolire il celibato ecclesiastico sarebbe
perfettamente inutile ai fini che qui interessano: semmai sarebbe anzi
controproducente, perché i pedofili infiltrati nei ranghi del clero non
dovrebbero far altro che trovarsi moglie e rafforzare il proprio alibi
sociale, per poi continuare a insidiare bambini con più tranquillità di
prima. Il *dogma* del nesso tra celibato e pederastia non è altro che
una pia banalità, tanto di moda presso coloro che non hanno riflettuto
correttamente né sull'uno né sull'altra - spiace notare che nella
categoria ci sono anche vescovi e cardinali - e molto opportuna per i
soliti anticlericali il cui obiettivo primario era e resta l'attacco
alla Chiesa cattolica, e a tal fine tutto fa brodo, anche la
strumentalizzazione della questione pedofilia.
Ma il problema non si risolverà dando la moglie al prete e rendendo la
figura del sacerdote più allineata alla mentalità mondana, bensì
esattamente al contrario, con esami di vocazione più rigorosi e
selettivi. Il che è proprio quel che sta pazientemente disponendo
Benedetto XVI. Se poi questo comporterà nell'immediato un ulteriore calo
dei sacerdoti, pazienza, l'importante è che saranno sacerdoti migliori:
e intanto preghiamo il Signore che mandi più operai nella vigna.
©
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- 20 febbraio 2010